Chitarrista versatile, virtuoso e poliedrico, compositore dalla squisita sensibilità musicale, nella sua carriera ha collezionato un repertorio variegato, che va dal jazz al rock, dalla musica classica a quella leggera, lasciandosi influenzare in "Piccoli Sogni Strani" anche da nuances funky ed etno.
Il "sogno" di Alessandrini ha inizio con "Ad Occhi Chiusi", un brano d'introduzione dove disegna atmosfere oniriche attraverso un crescendo di suoni africaneggianti di congas, tastiera e flauto, che corrono misteriosi sopra lo sfondo sonoro di una foresta tropicale. Gradevole e leggera la ballabile "Via Da Qui", dove la chitarra classica tesse con vigore rapidi sincopati; la track viene proposta anche una versione live ("Ancora Via Da Qui") eseguita adottando le tipiche sonorità della chitarra elettrica, rinnovandone il sound con un'espressività più sostenuta nel ritmo e nel pathos.
"Marruca" è un brano molto gradevole nel quale la chitarra disegna soluzioni armoniche emozionanti e coinvolgenti, a tratti quasi mistiche. Questi impasti sonori, non sempre di facile ascolto, sono la costante di quasi tutto l'album, la cui linea conduttrice è ben riconoscibile in "Piccoli Sogni Strani", dove l'autore gioca con gli armonici in un piacevole connubio di classica e acustica, dando luce ad alchemiche ed eteree vibrazioni sonore.
Le tracce probabilmente più originali del disco sono "Fari spenti" e "Napoli – Rio sola andata": il primo è caratterizzato da tinte funky (a tratti ricorda il dinamico groove di Jamiroquai) nel quale la chitarra delinea la trama melodica principale con energici ed improvvisi sincopati, mentre in background il basso di Davide Costagliola e la batteria di Sergio Di Natale plasmano estrose soluzioni armoniche; nel secondo viene eseguito un melange raffinato fra la tradizione musicale napoletana e quella brasiliana. Un elegante Marco Spedaliere sottolinea l'interplay con il suo sax eseguendo figurazioni melodiche morbide e pastose.
Diciotto brani strumentali, diciotto storie differenti che si intersecano in un solo appassionante racconto, ed ogni traccia sfuma nella successiva come se ci fosse un'unica trama. "Piccoli sogni strani" è un lavoro denso di pathos, di sonorità soavi e intense, che coinvolgono con la loro fluente scorrevolezza, lungo le quali Fabrizio Alessandrini disegna soluzioni armoniche cariche di lirismo e di virtuosismi puliti e stilisticamente equilibrati. "Un album "facile" dal punto di vista musicale, ma difficile nell'ascolto", chiosa lo stesso Alessandrini, facendo riferimento all'impalpabile emotività di questo disco più che alla chiarezza e rotondità della parte strumentale. Opinione che ci sentiamo di condividere per questa prova di sicuro e finissimo gusto musicale.

Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante per Jazzitalia
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